Nishiki goi

Ojiya, Niigata Prefecture –

In the days spent in Ojiya to learn more about tsunotsuki (bull fighting), we immediately realize that the city is better known as one of the places of origin for the selection and breeding of ornamental Nishiki-goi carp.


Originally, Koi carp were mostly black, with the exception of a few red specimens. In the 19th century, some breeders began selecting individuals with irregular patterns in their dorsal pigmentation. Ojiya became one of the places where production was particularly successful, thanks to the favorable climate and lush nature of the region. Today, it boasts the record for exporting high-quality specimens worldwide.


Traveling on the outskirts of the city, we are struck by numerous constructions with a simple form, resembling houses drawn by children. However, the walls reveal a skeleton made of wood covered only with a transparent material, and some are covered with simple plastic sheets stretched at the corners. Almost all of them are built near one or more ponds dug into the ground. Many of these structures are abandoned and are revealed to be disused breeding businesses.


We meet a family of breeders who tell us that the new generation often leaves the town in search of better opportunities in major cities, and family businesses have no choice but to close. They tell us that the majority of their customers are foreigners, coming from the United States, Europe, and China. In addition to participating in major trade fairs, there are organized tours that take customers directly to the breeders. The competition among local families to breed the best fish is fierce, and gaining a good reputation repays the numerous efforts to select and raise prized specimens. They don’t reveal whether it was their family, but they inform us that a Koi carp was sold in the area not long ago for a little over a million dollars, mentioning that the buyer was not Japanese.


When listing what is now considered the symbols that make up Japan’s “collective imagination” in the world, we discover that many of them have been defined relatively recently, some after World War II. Observing a Koi specimen of the tancho kohaku type, those with a perfect red circle on their head resembling the Japanese flag, it leads one to think about the country’s extraordinary ability to cultivate its prestige in the world through the “soft power” it has exerted since the post-war period. Koi carp are resilient creatures; they live in the mud, but when they come to the surface, they reveal their full beauty. They can live for a long time, often for decades, continuing to grow in size while maintaining their unaltered beauty. Koi carp demonstrate how the Japanese people not only appreciate the beauty in nature but also recognize it as an opportunity to define their place in global culture.

VERSIONE ORIGINALE in Italiano

Nei giorni passati ad Ojiya per scoprire di più sullo tsunotsuki (lotta dei tori) ci rendiamo immediatamente conto che la città è più conosciuta per essere uno dei luoghi di origine della selezione e dell’allevamento delle carpe ornamentali Nishiki-goi .


In origine le carpe koi erano pesci di colore nero fatta eccezione per qualche esemplare rosso. Nel XIX secolo alcuni allevatori iniziarono a selezionare gli esemplari che presentavano dei motivi irregolari nella pigmentazione del dorso. Ojiya divenne uno dei luoghi in cui la produzione ebbe più successo, dato il clima particolarmente favorevole e la natura rigogliosa della regione. Oggi vanta il primato di esportazioni di esemplari di qualità in tutto il mondo.


Viaggiando nella periferia della città ci colpiscono numerose costruzioni, dalla forma semplice, quella tipica della casa disegnata da un bambino. Le pareti però mostrano lo scheletro fatto di legno rivestito solo da un materiale trasparente, alcune sono rivestite con semplici teli di plastica tesi agli angoli. Quasi tutte sono costruite a ridosso di una o più vasche scavate nel terreno. Molte di queste costruzioni sono abbandonate e scopriamo essere aziende di allevamento ormai in disuso.

Conosciamo una famiglia di allevatori che ci racconta che la nuova generazione spesso lascia il paese in cerca di migliori opportunità nelle grandi metropoli e che le aziende famigliari non possono fare altre che chiudere. Ci raccontano che i clienti sono per la maggioranza stranieri, vengono dagli Stati Uniti, dall’Europa e dalla Cina. Oltre a partecipare alle grandi fiere espositive ci sono tour organizzati che accompagnano i clienti direttamente dagli allevatori. La competizione per allevare i pesci migliori tra le famiglie della zona è alta, accaparrarsi una buona reputazione ripaga i numerosi sforzi per selezionare e crescere degli esemplari pregiati. Non ci rivelano se sono stati loro ma ci dicono che nella zona poco tempo prima è stato venduta una carpa a poco più di un milione di dollari, ci dicono solo che l’acquirente non era giapponese.

A fare un elenco di quelle che oggi sono considerati i simboli che costituiscono la “fantasia collettiva” del Giappone nel mondo si scopre che molti si sono definiti in epoca recente, alcuni nel secondo dopoguerra. A osservane un esemplare koi del tipo tancho kohaku, di quelli che presentano sul capo un perfetto cerchio rosso che ricorda la bandiera giapponese, viene da pensare alla straordinaria capacità del paese di coltivare il proprio prestigio nel mondo attraverso il “soft power” che hanno esercitato dal dopoguerra. Le carpe koi sono animali tenaci, vivono nel fango ma quando salgono in superficie rivelano tutta la loro bellezza; possono vivere a lungo, decine di anni continuando a crescere in misura e mantenendo inalterata la loro bellezza. Le carpe koi dimostrano come il popolo giapponese sappia riconoscere nella natura non solo la bellezza ma anche un’ opportunità per definire il loro posto nella cultura globale.

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